Storia del Santuario nuragico Federale di Santa Vittoria

 

Immerso in un habitat di notevole interesse naturalistico il Santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri è uno dei più importanti complessi cultuali della Sardegna nuragica. È situato sull’estremità occidentale della Giara di Serri, in posizione di largo dominio geografico

primi scavi
Inverno 1909. Inizio scavi

tra le regioni storiche della Marmilla e del Sarcidano in un’area complessiva di circa 22 ettari. La sua scoperta risale agli anni 1907-1909 quando l’archeologo Antonio Taramelli (1868-1939) assistito sul campo da Filippo Nissardi e da Raffaele Pettazzoni, mise in luce sull’altopiano basaltico una serie di antiche strutture che svelavano un’intensa frequentazione durante l’epoca nuragica con una continuità d’uso in età punica, romana e bizantina. Si trattava di edifici di diversa tipologia, funzione e orizzonte cronologico: all’estremità occidentale, in prossimità della chiesa dedicata a Santa Vittoria o Santa Maria della Vittoria vennero messi in luce un protonuraghe riferibile alla fase media dell’età del Bronzo (1750-1600 sec. a.C.), una serie di strutture difensive della piena fase nuragica (1400-1100 sec. a.C.), edifici di carattere cultuale quali il Pozzo sacro, la Casa del Capo o Tempio in antis, il Tempio ipetrale e una grande struttura d’uso collettivo denominata Recinto delle feste; nel settore orientale furono identificate una serie di capanne ad uso abitativo e la Curia o Capanna delle riunioni, luogo di incontro degli esponenti delle comunità nuragiche.

Dopo gli scavi Taramelli il Santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri è stato oggetto di nuove indagini scavi 1964archeologiche nei primi anni sessanta del secolo scorso ad opera di Ercole Contu con interventi di restauro e scavo archeologico, ai quali sono succeduti ulteriori ricerche tra gli anni ottanta e novanta e nel corso degli anni duemila. Le indagini proseguono tutt’oggi grazie al sostegno dell’amministrazione comunale: alle attività di ricerca partecipano archeologi provenienti da varie parti d'Europa (Grecia, Danimarca) e, grazie ad una recente convenzione, studenti e archeologi dell'Università di Granada (Spagna).

 

Le testimonianze archeologiche

Le prime testimonianze relative ad una frequentazione dell’area risalgono alla prima età del Bronzo o Bronzo Antico e si riferiscono ad un frammento di vaso tripode della cultura di Bonnannaro (2000-1800 sec. a.C.) rinvenuto in una zona imprecisata del Santuario; alla stessa fase è stata riferita una probabile sepoltura individuata nello strato di fondazione della Casa del Capo, consistente in resti ossei, un pugnaletto in rame ed un ascia in giadeite.

Alla successiva fase del Bronzo Medio (1750-1600 sec. a.C.), si riferiscono i frammenti di un vaso con orlo a tesa interna e decorazione metopale, nota anche come pisside, pertinente probabilmente alla frequentazione del protonuraghe.

Aprile 1964L’occupazione dell’area si fa più intensa nel corso del Bronzo recente (1400-1200 sec. a.C.): a questa epoca potrebbe riferirsi la costruzione delle prime strutture templari tra i quali il Pozzo sacro ove sono stati rinvenuti alcuni vasi miniaturistici.

Al Bronzo Finale (1200-1000 sec. a.C.) si riferisce il repertorio ceramico proveniente dal Recinto delle Feste, mentre alla prima età del Ferro (1000-700 sec. a.C.) sono riconducibili le produzioni ceramiche con decorazioni plastiche con motivo "a forcella" e con la tipica decorazione geometrica provenienti da varie strutture abitative del villaggio. È proprio nel corso dell’età del Ferro che la sacralità del luogo si manifesta più esplicitamente come attesta il ritrovamento di più di cinquanta bronzi votivi e di numerose pietre betiliche e modellini di nuraghe in varie strutture del villaggio oggi esposte in una sezione ed una vetrina dedicata presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

 

Il Santuario

Gli straordinari rinvenimenti effettuati presso Santa Vittoria di Serri connotano il sito come uno dei più importanti complessi santuariali dell'età nuragica. I numerosissimi reperti bronzei raffiguranti personaggi di vario tipo come capi-tribù, donne assise con in grembo un santa vittoriabambino, arcieri, offerenti, animali come le colombe, i tori, il capretto, il maialino, il cane, il cinghiale, la volpe, mezzi di trasporto come il carretto a due ruote, frammenti di navicelle, oggetti d'uso comune sono la testimonianza di una fervida devozione delle comunità nuragiche verso una o più divinità la cui natura al momento non si è grado di definire, che si manifesta nell'offerta presso l'edificio templare del bronzo votivo (ex-voto); tali bronzi, come quelli animali, potevano simboleggiare la prova dell'offerta o la sostituzione del sacrificio cruento con una riproduzione in bronzo: l'offerta era resa pubblica con il posizionamento dei bronzi votivi attraverso l'impiombatura in lastre (tavole d'offerta) e in betili presso gli edifici santuariali. Significativo è il cippo esposto al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari dove è ancora conservato un residuo piedino di bronzetto ed il resto di una spada votiva impiombati nella pietra trachitica. Ulteriore segno della sacralità del luogo sono le riproduzione in calcare dei modellini di nuraghe, analoghi a quelli documentati a Monte Prama. Dobbiamo immaginare, come fece già Giovanni Lilliu, una vivace partecipazione delle comunità nuragiche accorse da più parti del territorio al santuario, in occasioni di eventi particolari che prevedevano, come accade nelle feste campestri della nostra epoca, l'aspetto liturgico connesso con i culti del ciclo agrario, i riti di passaggio, a quello ludico con competizioni e giochi, danze e canti, e quello economico con la vendita, o più presumibilmente il baratto, di animali, pelli, cestini, etc. La presenza di oggetti d'importazione, come l'ambra e il noto torciere bronzeo "cipriota" dimostra la circolazione di manufatti provenienti da oltre mare in questa fase dell'età del Ferro. La sacralità del luogo perdura ancor oggi, la chiesetta edificata probabilmente già nella fase bizantina, è meta di pellegrinaggio l' undici di settembre di ogni anno.